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capo alla chiesa ed all'Arciconfraternita di
Santa Maria del Rifugio, é meglio noto a Sessa come "l'Addolorata"; esso rievoca l'abbraccio materno e doloroso della Vergine che raccoglie il Corpo del Cristo deposto, un Cristo che, a differenza di tutti gli altri Misteri non è di cartapesta ma è ricavato da un unico tronco d'olivo e che la tradizione attribuisce alla mano di un ergastolano. Il gruppo della Pietà promana una liricità unica, perché in esso si legge tutto l'affetto materno di una Donna, Madre delle Madri, colpita nell'innaturale dolore della perdita di un figlio.
Le prime note di "Ultimo Pensiero" vengono suonate dalla banda cittadina e i congregati del SS. Rifugio, dalle mozzette verdi "si danno la voce" e alzano sulle spalle il gruppo statuario della Pietà. Di lì a poco dalla chiesa di San Carlo anche i fratelli dalle mozzette rosse alzano sulle spalle, accompagnati dalla solita marcia funebre, il loro Mistero che sembra librarsi in un etereo cielo azzurro colorato dalle piume dei cappelli di Giuseppe D'Arimatea e di Giovanni Nicodemo.
Anticamente i due gruppi procedevano divisi in due cortei processionali la tradizione voleva, infatti, che le due immagini non si dovessero mai incontrare nei loro percorsi pena gravi calamità per la città. In verità, il motivo era ben altro: negli anni anteriori all'avvento del fascismo, la vita politica sessana era caratterizzata dalla contrapposizione tra il Partito Radicale e quello Liberale, rappresentati rispettivamente dalle famiglie Mazzarella di Sessa e Ciocchi di Cascano. Ebbene i "Mazzarelliani" figuravano tra i fedeli che seguivano il gruppo statuario della deposizione della Croce; mentre i "Ciocchiani" erano il nucleo più consistente dei partigiani del gruppo del Cristo morto. I due gruppi seguivano allora itinerari diversi per evitare di incontrarsi, il che sarebbe stato alle origini di furibonde, inevitabili risse in cui l'antagonismo politico si sposava a quello religioso. Così era una specie di rincorrersi ed evitarsi cercando, in certi punti obbligati del centro storico, di dare sempre la precedenza all'altro corteo. Dal 1968 però le due processioni sono state unificate in un unico corteo ed é toccante, ogni anno, assistere all'incontro dei due gruppi all'altezza di via Mozart, scandito dalla solita marcia funebre, quella tanto cara ai sessani: "Una lacrima sulla tomba di mia madre".
Insieme, le due confraternite, danno luogo ad un lungo corteo processionale al quale partecipano centinaia e centinaia di donne "scauze e alluttate" con enormi candele tra le mani: le pie donne; esse vivono in mistica sofferenza sotto il pesante peso della base che sostiene il Cristo, la Vergine Addolorata e la enorme Croce che sovrasta la scena, sopportando sulla propria testa il peso fisico ma soprattutto spirituale della morte di Cristo. Pregano, piangono, soffrono, scalze non si curano della cera che, colando dalle enormi candele, cade bollente sui piedi, perché esse vivono per tutta la processione in magico dialogo con la Vergine.
Il ruolo delle pie donne non può essere fatto risalire, come qualcuno ha voluto, alla tradizione delle prefiche. Le stiche partecipazionali ed emotive vanno al di là delle prezzolate lamentazioni femminili di un tempo: anno dopo anno, esse compiono il loro rito di fede, di speranza, di preghiera e di ringraziamento alla Madonna perché interceda alle segrete istanze di ogni madre, di ogni moglie, di ciascuna donna. Ai due gruppi processionali la gente si rivolge senza vergogna, perché in questa magica atmosfera il dolore é di tutti. Nessuno quindi rimane meravigliato quando, qualcuno, con la voce rotta dal pianto, si rivolge alla Madonna implorando grazie ed impegnando tutto il corteo nel suo personale rapporto, che non deve essere mediato da alcuno. I due Misteri, "cunnuliati" dalle note delle marce funebri, dopo aver percorso con incedere lento, Corso Lucilio e la stretta via Paolini giungono al
Duomo. Dopo una breve sosta, ripartono e passando per via Garibaldi e attraversando il quartiere San Leo, giungono in piazza XX Settembre per poi ridiscendere lungo Corso Lucilio riguadagnando ognuno la propria casa divina nelle prime ore pomeridiane.
Intanto i confratelli dispensano ai fedeli candele benedette e ruta, l'erba dal forte odore "che ogni male stuta",
che saranno conservate tutto l'anno.
Accendendo le candele, come una sorta di lumen Christi, ed usando la ruta per fugare il mal di testa, si vuole richiamare la protezione divina acquistata con la processione, che tramite questi elementi viene riportata e gestita nella realtà domestica.
Tale uso si inquadra nel simbolismo che si può riscontrare nel rito della Candelora o in altri paesi del Sud, particolarmente della Calabria, dove si conferiscono alla "ruta" (erba dell'Ascensione) particolari poteri, come espressione di un unico sviluppo storico-culturale.
Quando il Mistero della Deposizione ha raggiunto il suo posto nella chiesa si può veramente dire che Pasqua, quella triste e penitenziale che caratterizza Sessa Aurunca, è ormai veramente passata. Rimarranno ancora i giorni della festa di Resurrezione e quelli della Madonna del Popolo (Patrona della città), ma chi è venuto da lontano, lasciando affetti ed interessi, per perpetuare un voto, per portare i Misteri o anche solo per partecipare come spettatore-protagonista ai riti della Settimana Santa, può ripartire...
Testo by Vinkal 2001 |